OSTACOLATO IL DIRITTO DI CONTROLLO DEL SOCIO? 1000€ PER OGNI GIORNO DI RITARDO

Il diritto di controllo del socio non amministratore è un diritto partecipativo, cui viene garantita la più efficace ed effettiva attuazione.
E’ stato introdotto per tutelare i soci di minoranza, che non ricoprono la carica di amministratori, al fine di verificare l’andamento della società. Infatti, il socio esercita tale diritto non come organo sociale ma come portatore di un interesse proprio.

Nei giorni scorsi il Tribunale di Napoli ha quantificato in termini economici quanto la società deve corrispondere al socio per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione di tale diritto. Si procede dunque a una spiegazione del diritto di controllo del socio per poi giungere alla sentenza del Tribunale di Napoli.

Il diritto di controllo del socio non amministratore

Hanno il diritto di controllo sull’organo amministrativo il socio di minoranza non amministratore (art. 2476 c.c.), il socio ex amministratore, il socio receduto, il rappresentante comune della comunione se vi è comproprietà di una partecipazione sociale, il creditore pignoratizio nel caso di pegno, l’usufruttuario se usufrutto, e il custode nel caso di sequestro.
In questo articolo focalizziamo la nostra attenzione sul socio di minoranza non amministratore, ma è importante ricordare i soggetti che potrebbero esercitare tale diritto.

Si ricorda inoltre che oggi il controllo diretto dei soci sull’amministrazione non è più subordinato all’assenza dell’organo di controllo interno, ma è previsto in ogni caso e, nel caso di coesistenza, si affianca a quello dei sindaci. Tale diritto inoltre, esiste a prescindere dall’entità della quota detenuta.

Questo diritto si manifesta con il diritto all’informazione e il diritto alla consultazione.

Il diritto all’informazione

Il diritto all’informazione riguarda la richiesta e ottenimento di notizie dettagliate delle singole operazioni societarie, sia che esse siano compiute, in svolgimento o di prossima attuazione. Questo potere può essere esercitato in qualsiasi momento, senza limiti di tempo e senza particolari formalità.

L’effettiva acquisizione dell’informazione e garanzia della sua correttezza sono tutelate dalla soggezione a responsabilità dei soggetti obbligati a fornirle. L’organo amministrativo ha il dovere di rispondere adeguatamente, senza tuttavia avere l’obbligo di informare i soci non gestori in via preventiva.

Una volta che il socio entra in possesso di tali informazioni, può esercitare il suo diritto per: impugnare le decisioni dei soci che non sono conformi alla legge o all’atto costitutivo (art 2479-ter c.c.), esercitare coscientemente il diritto di voto (art. 2479 c.c.), valutare coscientemente la convenienza del diritto di recesso (art. 2473 c.c.), denunziare al collegio sindacale, ove presente, fatti ritenuti censurabili (art. 2408 c.c.) o valutare la propria partecipazione ed eventualmente alienarla.

Nel caso in cui il diritto all’informazione venga violato, il socio può richiedere l’invalidità della successiva delibera assembleare ma ha l’obbligo di dimostrare che la documentazione non fornita fosse necessaria provando il nesso concreto ed effettivo tra il mancato o ritardato accesso agli atti e il contenuto della suddetta delibera.

Il diritto alla consultazione

Il diritto alla consultazione consente al singolo socio di esaminare tutti i libri sociali obbligatori e tutti i documenti relativi alla gestione. E’ legittimato inoltre al socio il diritto di ottenere estratti a proprie spese dei documenti relativi alla gestione sociale, mantenendo inalterato e protetto il diritto alla riservatezza della società. Il socio infatti può utilizzare la documentazione estratta solo con gli amministratori, mantenendo per tutti gli altri rapporti l’obbligo di segreto che grava anche sui membri del collegio sindacale (ciò si può ritrovare nell’articolo 2407 del c.c. e nelle sentenze del Tribunale di Milano, 8.10.2015 e 29.9.2015).

Limitazioni al diritto di controllo

La normativa non richiede al socio le motivazioni per esercitare tale diritto o la ricorrenza di esigenze particolari ma vi è un limite giuridico implicito, rappresentato dai principi generali di correttezza e buona fede. Tale limite impone ai soci di non abusare della legge e di non intralciare la gestione.

Inoltre, per far sì che la riservatezza venga rispettata, la società potrebbe stabilire che l’accesso alla documentazione avvenga durante le ore d’ufficio, che la domanda sia scritta e che il diritto sia esercitabile solo con congruo preavviso. Qualora il socio si appoggi a dei professionisti esterni, anche tali professionisti sono tenuti al segreto sui fatti e sui documenti di cui vengono a conoscenza.

Potrebbe essere richiesta la sottoscrizione di un previo impegno a non impiegare le informazioni acquisite per attività concorrenziali.

Le conseguenze se il controllo viene impedito

La società deve essere molto attenta a non sottovalutare tale diritto che il socio, ai fini cautelari, può far valere. L’eventuale violazione può determinare conseguenze civili, amministrative e penali.

Innanzitutto, se gli amministratori si rifiutano di fornire notizie sulla gestione o di esibire la documentazione sociale, il socio è legittimato ad esercitare l’azione sociale di responsabilità e, se vi sono gravi irregolarità, di revoca cautelare degli amministratori (art. 2476 c.c.).

Inoltre, se gli amministratori impediscono o ostacolano l’attività di controllo sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria che può arrivare fino a 10.329,00€ (art. 2625 c.c.).

Infine, se l’impedito controllo cagiona danno ai soci, allora la persona offesa può querelare arrivando ad ottenere una condanna di reclusione fino ad un anno (art. 2625 c.c.).

Si ricorda che gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni che derivano dall’inosservanza dei doveri imposti dalla legge e dall’atto costitutivo, ma la responsabilità non si estende agli amministratori che dimostrano di essere esenti da colpa e che, a cognizione che l’atto si stesse per compiere, abbiano dimostrato il proprio dissenso (art. 2476 c.c.).

La decisione del Tribunale di Napoli e l’articolo 614-bis c.p.c.

Al fine di assicurarsi l’effettiva collaborazione della società, il socio ricorrente può ottenere l’applicazione dell’articolo 614-bis c.p.c. il quale prevede che il giudice, su richiesta di parte, può fissare la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione, inosservanza o per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento. Si ricorda che gli unici limiti a suddetta richiesta sono rappresentati: dalla condanna all’adempimento di obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro, e dall’impossibilità di disporre tale provvedimento nel caso in cui esso sia manifestamente iniquo.

E’ stato quindi determinato dal Tribunale di Napoli, essendo l’accesso informativo e di consultazione del socio ricorrente un diritto partecipativo, cui viene garantita la più efficace ed effettiva attuazione, ragionevole e non manifestamente iniquo porre una prestazione pecuniaria coercitiva in carico alla società: la penale è stata fissata per l’importo di 1.000 euro per ogni giorno di ritardo.

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