L’EQUILIBRIO IMPERFETTO

La relazione ottimale tra costi fissi e variabili per la massimizzazione della redditività aziendale

L’analisi del conto economico assume per le imprese, dal punto di vista informativo e conoscitivo, un ruolo importante per comprendere l’andamento economico e reddituale.

Attraverso tale analisi si ha la possibilità di valutare il divenire dell’impresa in base a un giudizio meramente di tipo quantitativo. Tutte le aziende dovrebbero compiere un’approfondita analisi dei dati che provengono dalla misurazione degli accadimenti contabili, in modo tale da individuare le strategie da seguire e quali siano le aree su cui intervenire per riequilibrare l’assetto aziendale.

Al fine di effettuare tale analisi, il conto economico deve essere riclassificato in modo tale da mettere in evidenza la ricchezza creata e misurare l’incremento di valore generato dall’attività economica. Una volta riclassificato il bilancio, si può procedere al calcolo di alcuni indici e successivamente focalizzarsi sull’analisi degli stessi.

Tra i numerosi strumenti che la dottrina economico aziendale ha sviluppato nel tempo, il controllo dei costi, all’interno dell’analisi del conto economico, rappresenta senza dubbio uno degli strumenti più utili per recuperare o migliorare il livello di efficienza dell’azienda. Identificare in modo chiaro i costi aziendali aiuta l’impresa ad individuare alcuni aspetti su cui focalizzarsi per risanare eventuali criticità dell’attività economica.

Il conto economico è composto da tantissimi costi che possono essere classificati in due categorie fondamentali: costi fissi e costi variabili. I costi fissi sono tutti quei costi che non variano al variare delle quantità prodotte mentre i costi variabili variano all’aumentare della produzione del prodotto/servizio. Dalla somma dei costi fissi e dei costi variabili si ha il costo totale che si deve sopportare per poter produrre il proprio prodotto/servizio. Dall’analisi e classificazione di tali costi si ha il margine di contribuzione che è  dato dalla differenza tra i ricavi derivanti dalla vendita e i costi variabili; il risultano indica quanta parte dei ricavi rimane dopo aver sostenuto e coperto i costi variabili.

Distinti i costi in fissi e variabili e individuato il margine di contribuzione totale, si può determinare il break-even point. Quest’ultimo rappresenta il punto in cui i ricavi totali ed i costi totali sono uguali tra loro. Se i ricavi totali sono uguali ai costi totali, significa che l’azienda ha un profitto pari a zero. Quindi il break-even point identifica quella quantità di prodotto che bisogna vendere per pareggiare i costi dato un certo prezzo di vendita. Tutte le aziende devono necessariamente aver come obiettivo primario il raggiungimento e il superamento del break-even point. Quest’ultimo è quindi sia uno strumento di previsione sia uno strumento di controllo in quanto da un lato consente di stabilire il volume di vendita da raggiungere per un risultato di pareggio tra i costi totali e i ricavi totali dall’altro permette di individuare per ogni livello di produzione l’utile o la perdita.

In un contesto di crisi economica inoltre, il buon esito di un piano di ristrutturazione, non può prescindere da un’analisi accurata dei costi fissi e variabili in modo da adeguare la struttura dei costi alla congiuntura economica.

L’analisi di tali costi permette di valutare il grado di rigidità aziendale; se la struttura aziendale risulta rigida con costi fissi elevati, le aziende difficilmente riusciranno a ridimensionare le uscite nelle fasi di continua e rilevante contrazione dei ricavi. Inoltre, analizzare la struttura generale dei costi, in una logica di ristrutturazione,  è  di fondamentale importanza per valutare la possibilità di esternalizzare una o più funzioni aziendali che generano costi fissi rilevanti. L’esternalizzazione contribuisce a rendere leggera (in termini di costi fissi) l’impresa e risulta più facile per questa adattarsi velocemente ai mutamenti, anche repentini del sistema economico.

Dott. Emanuele Lumini

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