CRISI D’IMPRESA: STRALCIO DEI DEBITI TRIBUTARI ANCHE SENZA IL CONSENSO DELL’AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA

Le imprese che si trovano in stato di crisi quando dimostrano di non poter soddisfare integralmente l’erario e gli enti previdenziali possono presentare, attraverso la procedura di concordato preventivo o l’accordo di ristrutturazione, una domanda di saldo e stralcio dei debiti tributari e contributivi senza necessariamente ottenere il loro consenso, evitando così il fallimento.

Questo è quanto stato previsto dalla Legge 27 novembre 2020, n. 159 di conversione del Decreto legge 7 ottobre 2020, n. 125.

Tale previsione è una fondamentale novità a supporto delle imprese in crisi. Infatti accade spesso che le procedure di concordato o di accordo di ristrutturazione finalizzate al risanamento dell’impresa non vadano a buon fine, non in quanto insostenibili, ma piuttosto per l’inerzia dell’amministrazione finanziaria nell’esprimere il proprio voto (favorevole o contrario che sia), non riuscendo così a raggiungere le maggioranze richieste dalla legge.

QUANDO E’ APPLICABILE LA DISCIPLINA

La norma ha infatti previsto l’omologazione del concordato preventivo o degli accordi di ristrutturazione anche in mancanza di voto da parte dell’amministrazione finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie (c.d. “cram down) quando l’adesione è determinante ai fini:

  • del raggiungimento delle maggioranze per l’approvazione del concordato (art. 177 L.F.)
  • ovvero risulta decisiva ai fini del raggiungimento delle maggioranze per la stipula dell’accordo (art. 182-bis comma 1, L.F.)
  • e quando, anche sulla base delle risultanze della relazione del professionista-attestatore (di cui all’art. 161 comma 3 o all’art. 182-bis comma 1, L.F.), la proposta di soddisfacimento dell’amministrazione finanziaria o degli enti previdenziali è maggiormente conveniente rispetto all’alternativa fallimentare.

La norma ha chiarito che i crediti di natura chirografaria che possono essere stralciati sono anche quelli degradati per incapienza quando il professionista indipendente attesta, relativamente ai crediti tributari o contributivi e relativi accessori, la sussistenza della convenienza del trattamento proposto dal debitore rispetto alla liquidazione fallimentare.

Di fatto il legislatore ha anticipato le previsioni già contenute nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (che entrerà in vigore dal 1 settembre 2020). Il comma 5 dell’art. 48 del Codice (modificato dal decreto correttivo) consente infatti al tribunale di procedere all’omologazione degli accordi di ristrutturazione o del concordato preventivo anche in mancanza di adesione del creditore fiscale o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie, quando la loro adesione è determinante ai fini del raggiungimento delle percentuali richieste, purché il professionista indipendente attesti che la proposta di soddisfacimento di questi creditori sia maggiormente conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.

La disciplina contenuta nella Legge 159/2020, in vigore dal 4 dicembre 2020 potrà essere applicata non solo alle nuove procedure di concordato preventivo o di accordo di ristrutturazione ma anche a quelle pendenti non ancora omologate. Restano invece escluse quelle che saranno avviate dal 1 settembre 2021, a cui si applicherà il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.

L’anticipazione della disciplina contenuta nel nuovo Codice consentirà alle imprese in crisi di poter regolarizzare la propria esposizione verso il fisco e gli enti previdenziali senza la necessità di un loro consenso superando così anche il noto problema dell’inerzia nelle risposte da parte dell’Agenzia dell’Entrate.

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