FATTURE CON DESCRIZIONI GENERICHE: PER IL FISCO SINONIMO DI FITTIZIETA’

L’eccessiva genericità delle fatture, unita all’assenza di strutture e dipendenti in capo ai fornitori, dimostra la fittizietà delle operazioni registrate e causa quindi l’indeducibilità dei costi per le imposte dirette e l’indetraibilità ai fini iva.

Questo risultato è espressione dell’orientamento dominante della recente giurisprudenza tributaria di legittimità, sulla quale si è pronunciata anche la Corte di Giustizia UE con la direttiva n. 2006/112 dove viene fornito un elenco lungo ed esaustivo di tutti gli elementi obbligatori da presentare in fattura.

La sentenza

Questo principio è stato ribadito dalla CTP di Milano anche nella sentenza n. 2897/05/2019 dove viene richiamato il DPR n. 633/1972, il cui articolo 21 elenca i dati obbligatori da inserire fedelmente in fattura, tra i quali spicca la descrizione dettagliata del bene o del servizio.

Ciò è stato applicato nella sentenza n. 858/04/2020 della CTP di Milano relativa al ricorso di una Srl che ha impugnato davanti al collegio provinciale lombardo un avviso di accertamento emesso dall’AdE di Milano.

Con questo avviso, l’Agenzia delle Entrate D.P.I di Milano contestava alla Srl la contabilizzazione delle fatture relative a operazioni oggettivamente inesistenti. Secondo l’ufficio, queste fatture risultavano in capo a società “cartiere”, caratterizzate da sintomi di “fittizietà” quali l’assenza di strutture logistiche, di dipendenti assunti, con una breve vita operativa e inadempienze dichiarative.

La società in questione, oltre a sostenere che senza tali operazioni non avrebbe potuto operare, si è limitata a fornire verbali di violazioni del codice della strada, corredati da perizie tecniche, per dimostrare che queste società “cartiere” fossero dotate di strutture operative e intestatarie di veicoli.

Secondo la Commissione Tributaria Provinciale, i documenti forniti dalla ricorrente sono inidonei e non decisivi a confutare la genericità delle fatture, elemento preclusivo a ogni possibile deducibilità dei costi e detraibilità ai fini iva. E’ stato quindi rigettato il ricorso, con condanna alle spese.

Le responsabilità delle imprese

Queste sentenze portano il cono di luce sugli elementi qualitativi della fattura, rendendo necessaria maggiore attenzione da parte delle aziende.
Da un lato questa attenzione deve essere posta nel processo di fatturazione attiva per generare fatture con descrizioni esaustive e che abbiano tutti gli elementi obbligatori previsti dalla normativa, indicando in special modo il periodo di competenza (data di cessione dei beni o di prestazione dei servizi).
Dall’altro, le aziende si ritrovano obbligate a supervisionare in maniera più efficiente le fatture passive e la relativa documentazione che ricevono. Non possono limitarsi alla mera registrazione contabile perché, secondo ius receptum della giurisprudenza della Suprema corte, è in capo a loro in quanto contribuenti l’obbligo di dimostrarne l’esistenza, l’inerenza e la coerenza economica (Cass. N. 21184/2017 e 22940/2018).

Bisogna prestare attenzione quindi non solo alla fattura stessa e al suo contenuto, ma anche ai documenti correlati, perché la genericità comporta l’indetraibilità dell’iva e l’indeducibilità del costo.

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